Napa Valley, l’enoteca degli States
Inserito il giugno 20, 2011 | Nessun Commento
On the road tra vigneti e cantine, nella regione vinicola che, assieme a Sonoma, produce il 60 per cento dei vini della California, finalmente “adulti”.
Benvenuti nella contea di Napa, nel nord della San Francisco Bay Area: se amate il vino, il sole, la campagna e la schiettezza spensierata dei californiani, questo è il posto che fa per voi. La freeway che da Frisco attraversa il Golden Gate Bridge vi porterà dritti in quella che gli americani chiamano Napa County, un luogo che con le sue colline dolci e vellutate di vigneti verdi e rossi ricorda la Toscana, con l’unica differenza che qui, tra un filare e l’altro, vedrete spuntare le palme. E’ questa la zona vitivinicola più famosa di tutti gli Stati Uniti, apprezzata nel mondo per lo stile “internazionale” dei suoi bianchi e rossi.
Negli eleganti – e non troppo economici – ristoranti lungo la strada è possibile pranzare e cenare gustando un Pinot Noir, un Merlot o un Beaujolais, un Cabernet Sauvignon o uno Zinfandel. I vini prodotti qui non ebbero un giusto riconoscimento fino al 1976, quando una gara di degustazione in Francia rese famosi in tutto il mondo i suoi Fumé Blanc, Riesling, Gewürztraminer, Chenin Blanc e California Chardonnay. Quasi il 60% delle aziende vinicole della California ha sede a Napa, il capoluogo della Contea, e nella parallela Sonoma Valley, che insieme formano per tradizione il cuore della “Wine Country” (regione vinicola) californiana.
Oltre che nei ristoranti, è dunque possibile gustare i vini nelle distillerie che spuntano come funghi dappertutto: entrare e visitarne una è un’esperienza sensoriale che merita, al di là della qualità dei vini offerti in assaggio. Le “cantine” accolgono turisti e appassionati in salotti rustici dotati di giganteschi camini accesi, di fronte ai quali è possibile accomodarsi su una poltrona e gustare un buon rosso senza necessariamente dover comprare una bottiglia. I luoghi di degustazione affacciano su un paesaggio di vigneti che toglie il fiato, incorniciato dai colori accesi di un cielo limpido come quello della California e impreziosito da un clima che non è mai rigido.
Tra le cantine più importanti ce n’è naturalmente una italiana, l’Antica Napa Valley, della famiglia Antinori, dedita all’arte del vino da 26 generazioni, e sul sitowww.napavintners.com è possibile visitarle tutte virtualmente. Nella zona fioriscono anche numerosi bed & breakfast e tra i luoghi più interessanti per fermarsi qualche notte è da segnalare il Valley Railway, un hotel le cui camere sono state ricavate all’interno di alcune carrozze ferroviarie.
La Napa Valley è anche ricca di sorgenti termali in cui rilassarsi e di itinerari da percorrere a piedi o in bici, insomma c’è proprio tutto ciò che serve per una vacanza all’insegna del relax e del vino di qualità. Il lato oscuro della medaglia è la paradossale povertà della città di Napa, dove abitano gran parte degli immigrati dall’America Latina che curano i vigneti della contea e raccolgono l’uva: visitarla può essere interessante per avere una visione più completa e meno falsata di questa splendida località americana.
Fonte: http://viaggi.repubblica.it/articolo/napa-valley-l-enoteca-degli-states/219961
San Francisco: cable car alle stelle
Inserito il giugno 10, 2011 | Nessun Commento
Biglietto a 6 dollari, bus e metro ne costano 2. “Costi di gestione troppo elevati”. Ma a rimetterci sono soprattutto i turisti
Aumenta il prezzo dei tram di San Francisco, e nella metropoli californiana nasce un caso. Il biglietto di corsa semplice sul veicolo ormai parte integrante del paesaggio della “City of the Bay” costerà, a partire dal 1° luglio, 6 dollari (4,5 euro attuali), il triplo della tariffa che la Muni, l’azienda dei trasporti urbani locale, fa pagare per salire su qualunque altro mezzo su gomma.
L’aumento è di 1 dollaro, e segue l’ultimo ritocco, più pesante, da 3 a 5 dollari, del 2005. Ma la querelle sull’opportunità di praticare per l’iconico e anacronistico mezzo di trasporto prezzi superiori rispetto a quelli adottati per bus, metro e le historic streetcars (filobus) è datata 40 anni, da quando, nel 1971, l’amministrazione locale tentò di abolire la rete tranviaria, a causa dei costi spropositati, ma furono respinti con perdite da un referendum popolare. Dieci anni dopo, per la prima volta, la Muni creò la forbice tariffaria tra cable car e resto dei mezzi pubblici, un divario che via via si è allargato. Ma ogni volta che s’è avuto un ritocco, la polemica è divampata tra chi sostiene essere un male necessario e chi ritiene che andrebbe adottata una politica diversa, anche considerato l’enorme fascino che i caratteristici mezzi, che circolano dal 1873, esercitano – sorta di monumento nazionale – in particolare verso i turisti, che sono le principali vittime dell’aumento.
“L’idea di considerare i tram come un mezzo di trasporto diverso dai rimanenti veicoli pubblici ha preso corpo nel corso degli anni – ha spiegato al San Francisco Chronicle Emiliano Echevarria, uno storico che ha al suo attivo diverse pubblicazioni sul sistema di trasporto della città – Alla fine, praticare tariffe diverse è una necessità, giustificata dai costi di gestione nettamente superiore. Non mi piace, ma non ci sono alternative”.
Parlando di cifre, le tre linee tramviarie generano 25 milioni di dollari di fatturato ma trasportano 8 milioni di passeggeri l’anno, poco più che un’inezia per una città di 2 milioni di abitanti. D’altra parte, il costo orario per mettere in strada un cable car è di 385 dollari, contro i 166 di un autobus e i 247 del metrò leggero. La differenza dunque c’è, anche se a leggere tra le righe il tariffario che entrerà in vigore a luglio, con un rapporto di 3 contro 1 tra i due biglietti, va oltre.
“E’ acclarato che i tram sono un mezzo di trasporto di piacere, non una parte integrante della rete urbana in senso stretto – sostiene Wayne Veatch, noto consulente aziendale della città – e quindi una delle opportunità di ‘pelare’ i turisti. E il nuovo aumento di prezzo va nella direzione sbagliata”.
Non esistono dati esatti sulle quote di locali e di turisti che frequentano i cable car, ma di sicuro la maggior parte dei residenti che si servono del trasporto pubblico hanno una tessera mensile che li include. Gli utenti saltuari (e tra questi i turisti), possono acquistare un “passport”, per i soli tram da 1, 3 o 7 giorni. Questo, a sua volta, aumenterà dal mese prossimo di un dollaro, rispettivamente a 14, 21 e 27 dollari. “Le opzioni ci sono”, si limita a dire il boss della Muni, Nathaniel Ford.
Insomma, il prezzo è elevato, ma per i turisti intercontinentali che arrivano e inesorabilmente restano ammaliati dalla baia, dal Golden Gate, e persino dalle nebbie che spesso li avvolgono, la gita sul tram altro non è che un’attrazione, al pari dell’escursione ad Alcatraz via ferry e magari dell’acquisto di una porzione di frutta al mercato del pier 39, dove fragole e albicocche costano come il tartufo. Non siamo proprio ai livelli degli espresso da centinaia di euro offerti ai turisti orientali nelle capitali della cultura italiane, ma verrebbe da dire che tutto il mondo è paese.
Fonte: http://viaggi.repubblica.it/articolo/san-francisco-cable-car-alle-stelle/223890
Quando l’highway non è più il mezzo
Inserito il marzo 8, 2011 | Nessun Commento
Vi segnalo un articolo de “La Repubblica” in cui è citata la Pacific Coast Highway e altri itinerari negli Stati Uniti. Il link è il seguente: http://viaggi.repubblica.it/articolo/quando-l-highway-non-pi-il-mezzo/223257/
Pacific Coast Highway, Usa. L’autostrada numero 1, la way of life americana, che collega San Francisco a Los Angeles (e non solo), seguendo la soleggiata costa californiana, tutto questo è la Pacific Coast Road. 800 chilometri che passano attraverso Monterey, Carmel, Big Sur, Santa Barbara (dove c’è un molo popolato da enormi pellicani, a tutte le ore), svariati parchi nazionali, laghi, spiagge circondate da palme e ripide scogliere (in prossimità di Big Sur). Obbligatoria la tavola da surf sul portapacchi. Attenzione: in certi periodi dell’anno la n.1 è avvolta dalle nebbie. Niente paura: potete percorrere una delle parallele interne, come la 101 da Salinas a San Luis Obispo. Ma a San Francisco, non ci si sbaglia mai. E anche chi volesse percorrere la n.1 (o all’interno la 101), fino a Seattle, via California del Nord e Oregon, non si sbaglierebbe.
Attrazioni on the road. In stile Usa
Inserito il gennaio 11, 2011 | Nessun Commento
I taglialegna blu e il ranch delle Cadillac. I presidenti in giardino e la città al centro della Terra. L’America più curiosa e kitsch che scorre davanti agli occhi di chi l’attraversa dalle highway
Gli Stati Uniti sono una terra di grandi distanze. Migliaia di chilometri di strade che attraversano deserti, pianure, canyon e montagne. Di solito per comodità e risparmio di tempo si percorrono in aereo. Ma c’è anche chi ama scoprire i territori, e si mette al volante, magari per il mitico coast su coast sulla Route 66. Ma i tempi sono lunghi, infiniti, anche grazie (o per colpa) dei limiti di velocità irrisori, almeno dal punto di vista italiano.
Che fare durante tutto il tempo trascorso incollati al sedile? Gli americani hanno pensato anche a questo dettaglio. Per intrattenere gli irriducibili della quattro ruote si sono inventati degli spot ad hoc: attrazioni on the road che rendono interessante e insolita la sosta. Ecco quindi dieci tra le migliori Roadside Attractions, alcune già inserite nella classifica stilata dalla Lonely Planet , altre scelte tra quelle segnalate dagli stessi automobilisti su siti come Waymarking
- La città al centro del Mondo. Felicity in California merita di sicuro una sosta. Nella cittadina situata nel Deserto di Sonora, vicino al confine con l’Arizona e la California del Sud, c’è una piramide in stile egizio, una scala che ricorda la torre di Babele, una statua che raffigura il braccio di Dio teso verso l’Uomo (quello dell’affresco di Michelangelo della Cappella Sistina) e un disco di metallo con inciso “Centro ufficiale del Mondo”. La sua storia? Niente di più semplice. Jacques-Andre Istel si è fatto riconoscere il diritto di definire “Centro del Mondo” un punto preciso nella sua proprietà (cosa peraltro confermata anche dal Institut Geographique National of France) e attorno ci ha costruito una cittadina: Felicity, dal nome della moglie Felicia Lee.
- Taglialegna giganti e buoi blu. Un taglialegna gigante e il suo bue altrettanto enorme e blu. A noi dirà ben poco (a meno che non abbiate visto la puntata dei Simpson in cui Homer si trasforma in un colosso in camicia a quadri e ascia) ma negli Stati Uniti la storia di “Paul Bunyan e Babe the Blue Ox” è molto famosa. A seconda delle versioni della leggenda al Re dei Taglialegna sarebbe attribuita la creazione del Grand Canyon e dei Grandi Laghi tra Stati Uniti e Canada (un abbeveratoio adatto alla mole di Babe). Quasi
la metà degli stati americani ha una sua statua per raffigurare il leggendario Paul, qui vi proponiamo le raffigurazioni giganti di Paul e Babe nella cittadina di Bemidji nel Minnesota. Costruite nel 1937 per aprire l’annuale parata di Carnevale sono rimaste ad attrarre gli automobilisti di passaggio fino ad oggi. Il taglialegna è alto 5 metri e mezzo, mentre il suo fido compagno è lungo 7 metri (dal naso alla coda) - Il ranch delle Cadillac. Quest’attrazione si trova sulla mitica Route 66. E proprio per onorare gli automobilisti di passaggio un eccentrico milionario di Amarillo (Texas) nel 1974 ha deciso di “piantare” a fari in giù 10 Cadillac, creando così una singolare attrazione: il Cadillac Ranch, appunto. Adesso i visitatori lasciano un segno della loro sosta firmando le auto o dipingendole con la vernice.
fonte: http://viaggi.repubblica.it/articolo/attrazioni-on-the-road-in-stile-usa/222799
ESTA – Visto d’ingresso negli Stati Uniti
Inserito il luglio 31, 2010 | 5 Commenti
Dal 12 gennaio 2009 nuove regole d’ingresso negli Stati Uniti per i cittadini italiani: sarà obbligatorio chiedere il visto online 72 ore prima della partenza, iscrivendosi al sito che fornisce il Sistema elettronico di autorizzazione al viaggio.
Anno nuovo, regole nuove: dal 12 gennaio 2009 cambiano le procedure per ottenere il visto d’ingresso negli Stati Uniti. I cittadini italiani, infatti, i quali rientrano nel programma Viaggi senza visto , potranno entrare negli States solo dopo aver richiesto il permesso, almeno 72 ore prima della partenza, tramite l’iscrizione online al nuovo Sistema elettronico di autorizzazione al viaggio (ESTA) sul relativo sito internet https://esta.cbp.dhs.gov.
L’iscrizione all’ESTA, obbligatoria per tutti, neonati e cittadini in transito inclusi, avrà una validità di due anni, durante i quali si potrà liberamente viaggiare nel Paese avendo cura solo di di aggiornare i dati di viaggio sul sito. I viaggiatori che non hanno connessione internet o hanno poca dimistichezza col mezzo, potranno demandare il disbrigo della pratica burocratica di iscrizione online a terzi, agenzie di viaggi comprese.
Le domande alle quali si deve rispondere sono le stesse che si trovano sul cartoncino verde I-94 che ai passeggeri dei voli transoceanici in direzione Usa è chiesto di compilare: una modulistica, quella dell’I94, destinata progressivamente a scomparire non appena funzionerà a pieno regime il sistema elettronico di registrazione statunitense (APIS).
Una volta inseriti i dati, nella maggior parte dei casi il sistema risponderà autorizzando il viaggio. In caso contrario, sarà necessario richiedere il visto presso un’ambasciata o un consolato statunitense. In occasione della presentazione del nuovo sito web è stato espressamente consigliato a chiunque abbia in programma un viaggio negli Stati Uniti di procedere immediatamente all’iscrizione anche prima di aver prenotato volo e alberghi perché la nuova procedura diventa dal 12 gennaio 2009, tassativamente, l’unica via d’accesso agli States. I dati del viaggio, infatti, possono essere tranquillamente inseriti in una fase successiva.
Naturalmente sono già in agguato le frodi. Il Dipartimento per la sicurezza nazionale ha avvertito che è da considerarsi illegittima la pretesa, avanzata da alcuni siti internet non autorizzati, di diffondere informazioni a pagamento sul sistema ESTA: la loro intermediazione è infatti inutile, giacché la presentazione della domanda è assolutamente gratuita.
fonte: http://viaggi.libero.it/news/visto-usa-la-rete-ti-da-l-ok-ne1139.phtml
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